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FAVAGELLO
Ranunculus Ficaria L.

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di Micaela Balìce

Nomi popolari: Pansotti, Pren (Lig.), Ourie d'rat, Spinass sarvaj (Piem.), Favajola, Stelle (Lomb.), Panporzino (Ven.), Favucello, Piadanella (Em.), Faarella (Umb.), Recchia di prevete (Camp.), Lazzara piccola (Pug.), Cucchiceja (Cal.), Cilidonia minuri, Ciapparedda (Sic.), Erba de ranas (Sard.).


Originario dell'Europa, appartiene ad una famiglia di piante tossiche: le Ranuncolacee. In realtà tranne i frutti ed i semi che contengono, le altre parti consumate in piccole dosi non presentano problemi (fatto salvo - ovviamente - allergie e intolleranze personali).
Nel Medioevo si conoscevano le sue proprietà curative nei confronti delle emorroidi tanto che veniva chiamata, appunto, "erba delle emorroidi": secondo la teoria della segnatura (la forma della pianta richiama l'organo che cura) le radici tuberose richiamavano le fastidiose escrescenze.
In effetti la medicina contemporanea non ha fatto che confermare tale asserzione.
Secondo la medicina popolare, poi, un infuso di foglie di favagello nel vino, dolcificato col miele, si credeva inducesse buoni sogni.

favagello
Il favagello cresce generalmente in ambienti coltivati o semiselvatici come orti, fossi o al limitare dei boschi. Forma delle chiazze precoci e molto compatte sin dalla metà di febbraio (già a gennaio al sud).

Verso la primavera spuntano fiori gialli a forma stellata.
L'importanza del favagello risiede nella sua precocità: quando ancora nulla di commestibile è spuntato dalla terra, solo lui e la stellaria ci possono donare un po' di cibo fresco.

Dopo la fioritura sembra sparire del tutto lasciando spazio ad altre erbe e fiori, in realtà i suoi bulbilli riposano sotto terra pronti a riemergere l'annata successiva.
Il favagello ama i terreni freschi e calcarei ed è sostanzialmente una pianta tappezzante ed invasiva.

La pianta è ricca di Vitamina C e veniva usato in passato come antiscorbuto. Come tutte le ranuncolacee è un vescicatorio (ovvero richiama il sangue in superficie con possibili formazioni di vesciche) e antiemorragico. Il tubero è astringente.

le foglie vanno raccolte prima e durante la fioritura, quando sono piccole e tenere. Dopo la fioritura divengono via via più acri e fibrose. Il loro sapore è comunque leggermente acre.
I fiori vanno raccolti prima che si aprano per essere conservati sotto aceto come i capperi. Aperti possono essere uniti all'insalata.
Sia le foglie sia i fiori possono essere conservati qualche giorno in frigo avvolti dentro un panno pulito e umido.
Le radici si raccolgono tra febbraio e marzo.

Tuberi e foglie: tuberi antiemorroidari e astringenti (uso esterno, contusi e applicati), foglie revulsive vescicatorie, cicatrizzanti (uso esterno: battute e applicate, in pomata per emorroidi e ragadi). Vedi Glossario erboristico.

In cucina:
- fresco e crudo in insalata (miscelata ad altre specie): una decina di foglie per persona sono una buona dose
- qualche foglia nel panino col formaggio
- i fiori sotto aceto come i capperi (benché non abbiano lo stesso gusto)
- come verdura cotta: si possono bollire o - meglio - cuocere al vapore anche le foglie un po' più grandi in miscela con altre specie o ripassate al burro come gli spinaci
- nelle minestre: qualche fogliolina tenera
- i tuberi cotti brevemente in acqua salata, scolati e ripassati al burro, con la besciamella o messi sotto aceto

ATTENZIONE
Il favagello appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee, generalmente tossiche. Le foglie ad alte dosi possono essere irritanti. Non consumate i semi.

Quando si consuma un cibo nuovo per la prima volta è sempre bene cominciare con quantitativi molto bassi per assicurarsi di non avere allergie o incompatibilità personali con l'alimento.



© 2009 Testo di Micaela Balice per www.strie.it
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell’autrice è vietata.


Immagini:
fotografie originali di Micaela Balìce per Az. Ag. Strie.

Bibliografia:
AAVV, Le Erbe, Fabbri Ed., 1994
CUNNINGAM SCOTT, Enciclopedia della piante magiche, Mursia, 1992
POMINI LUIGI, Erboristeria italiana, Minerva Medica, 2000
ROSATI ADOLFO, Le più note piante spontanee di stagione, in “Vita in Campagna” 2/2005, pag. 60
JEAN VALNET, Cura delle malattie con ortaggi, frutta, cereali e argilla, Giunti, Firenze, 1987


 

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