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MABON E IL TEMPO DELL'EQUINOZIO

di Micaela Balìce

Mabon nel mito

Articolo del 2007 scritto per www.ilcalderonemagico.it

Situato in una delle porte Cardinali dell'anno - nel segno della Bilancia, segno dell'Equilibrio - ci indica che il buio sta per tornare e che questi sono gli ultimi giorni dove le forze si bilanciano.
A me piace chiamarlo anche Seconda Primavera (i cinesi chiamano questo periodo tarda estate e lo considerano una quinta stagione).
Mi piace chiamarlo così perché osservando la natura tutto sembra rifiorire.
L'estate, col caldo, ha spinto le piante a produrre frutti e semi per assicurarsi la riproduzione e queste si sono quasi esaurite in tale lavoro, fermandosi alla fine in una lunga pausa vegetativa.
Ora che il calore si disperde e torna ad essere mite, i fiori possono ritornare a sbocciare, come in una seconda primavera appunto, come a voler ricordare che la Vita torna e scorre ancora.
Saranno i primi freddi a segnalare alle piante l'inganno, il bisogno di ritirarsi: proprio allora, dopo Mabon, la linfa comincerà a sottigliarsi verso l'interno del midollo, a raccogliersi nelle radici lasciando solo un flebile messaggio che terrà in vita la pianta lungo tutto l'inverno.


Mabon è il tempo del seme.

Avete raccolto dei semi di fiori o piante che vi piacciono?
È il tempo di conservarli, al buio e all'asciutto, in sacchetti di carta con scritto il nome, aspettando la primavera per piantarli. Oppure piantandoli già subito affinché anch'essi facciano la loro discesa agli inferi e si amalgamino alla terra aspettando il segnale del sole.
È il tempo dei bulbi, da diradare o da piantare per avere le primizie non appena il sole tornerà a scaldare.
È il tempo delle radici, da raccogliere per le tisane invernali.

Mabon è il tempo dei tagli, delle potature: dove togliere il secco, il vecchio; dove diradare ci indica la via per eliminare anche da noi stessi ciò che ci trasciniamo dietro, oramai morto.

Mabon è il tempo del compost: sì, quello che abbiamo preparato in primavera, coi primi tagli dell'erba. Quello che oramai, sotto, è maturo terriccio fertile.

Possiamo rigirare il cumulo e usare la Terra per nutrire e le fibre non ancora trasformate per fare da base al nuovo cumulo. Cosa ci insegna il compost? Ci insegna che anche ciò che rifiutiamo, anche i nostri rifiuti, sono materia utile nel grande gioco della trasformazione. Che se abbiamo pazienza, ciò che "buttiamo via" riesce, morendo, a diventare altro, a diventare fertilità, a portarci fertilità.

Mabon è il tempo dell'Acqua, l'elemento corrispondente a questa porta cardinale, l'elemento dell'Ovest: legato alle emozioni, all'anima, ai sentimenti.
È il tempo dell'abbandono: nel fluire del fiume che scorre, nel fluire del tempo simboleggiato dal fiume: è il tempo dell'abbandono del passato, di ciò che è stato, di ciò che ero e sono stata.

È il tempo dell'accettazione dei frutti: non sempre le stagioni ci regalano ciò che abbiamo seminato. Ci sono anni in cui si mangiano tante zucchine, altre dove i pomodori non sappiamo più dove metterli e non riusciamo ad assaggiare neppure una zucchina.
L'accettazione dei frutti ci insegna ad accogliere quello che la Terra ci dona affidandoci al suo buon senso, imparando a godere di ciò che si ha anziché vivere lamentandosi per ciò che ci manca.
 
Il potere dell'Acqua, dell'Ovest, di Mabon, è questo:
• l'abbandono, al tempo.
• l'accettazione, del raccolto.
• la purificazione: per prepararmi alla Trasformazione.
 
Quando sono in grado di lasciarmi andare alla Vita, quando sono in grado non solo di accettare quello che la Vita mi dona ma anche di GODERE di ciò... bene, allora, a Mabon, posso anche "lavarmi" di ciò che non mi serve più. Purificarmi della sporcizia che è entrata nelle mie unghie lavorando la Terra.
Ho bisogno di purificarmi, perché la prossima porta sarà la morte, sarà la tredicesima carta, sarà la Trasformazione prima di una nuova Rinascita.
 
«Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24)."



Vi propongo una meditazione o esercizio:
 

MEDITAZIONE DELL'ACQUA DI FIUME

Immaginate di scendere in un fiume.
È un bel fiume, non eccessivamente profondo. Un fiume che nasce ad Est. Vedete, tra le rocce, la fessura da cui esce, da cui sgorga dalla Madre Terra che lo genera nelle viscere. Eccolo, scorre, prima flebile, poi sempre più potente.

Voi siete lì, con le ginocchia a mollo ed il viso rivolto verso l'Est, verso la sorgente.
È uno sguardo retrospettivo. Col suo scorrervi contro, il fiume vi porta davanti a voi il vostro passato, la vostra nascita, la vostra crescita.
Più scorre il fiume più riuscite a percepire anche la vostra vita, ciò che siete stati.
Ora guardatevi le ginocchia, l'acqua le lambisce, vorticosamente. Esercita una spinta sulle vostre gambe, dovete porre una certa resistenza per non cadere, per non cedere.
Questo è il vostro ora, il vostro presente.
Cercate di non perdere il controllo, di stare fermi, di non farvi trascinare via.
Ora vi chiedo un atto di fede, di fiducia.

Quel fiume è la Vita, è il Tempo che scorre. Il vostro passato vi sta davanti, perché siete ancora rivolti ad Est. Il vostro presente scorre sotto i vostri piedi.
Non potete vedere il domani, è dietro le vostre spalle.

Vi chiedo un atto di fede, un atto di fiducia...


Chiudete gli occhi e lasciatevi cadere, lasciatevi cadere verso Ovest, verso la foce del fiume. Lasciatevi cadere partendo dalla testa, dalle spalle come se dietro di voi ci fosse qualcuno a tenervi, ad accogliervi.
Non temete, chiudete gli occhi e lasciate che l'acqua vi accolga.
Probabilmente lasciandovi andare la testa entrerà nell'acqua per un momento, non temete.
Con gli occhi chiusi galleggiate su questo torrente in piena che vi porta via, non sapete dove. L'acqua vi spruzza sulla faccia, le rocce vi lambiscono, avete perso il controllo: è l'acqua a guidare, è l'acqua a comandare.

E se ci fosse una cascata? Se ci fosse una roccia? E se sbattessi la testa? ...se annegassi?

Lasciatevi andare...
Lasciatevi andare all'acqua: sì, si può anche morire.

Ora l'acqua è calma, galleggiate dolcemente, una luce filtra tra le palpebre.
Non siete morte, il lago vi ha accolto.
Vi alzate in piedi: avete davanti a voi un paesaggio nuovo. Osservatelo fino in fondo, in ogni dettaglio: quello è il vostro futuro.
Siete tranquille, siete serene.
Osservate e ricordate.

Quando siete pronte lentamente aprite gli occhi, respirate e rilassatevi.

Mabon ci insegna ad abbandonarci alla Vita, a prepararci con serenità alla morte interiore che è fonte di ogni cambiamento, perché solo morendo a noi stessi, a ciò che siamo stati ci daremo la grande occasione per una nuova nascita.
 

© 2007 Testo di Micaela Balice del sito www.strie.it,  per www.calderonemagico.it
Qualsiasi riproduzione, senza esplicito consenso dell'autrice è vietata.


 

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